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"La Memoria al di là del Mare", Di Devis Bellucci, Giraldi Editore (2007), ISBN 978 - 88 - 6155-120-6
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Mizar
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July 07 AggiornamentiMettere il punto, per quanto mi riguarda, non è poi una gran soddisfazione. Non mi piace per niente chiudere i capitoli e le storie di solito mi sfuggono di mano appena le libero. Sentire a un certo che non si ha più nulla da dire su una certa faccenda è necessario, ma non bello. Naturale, ma non bello. Io, poi, non sono mai andato avanti né per obiettivi né per traguardi, vado avanti e amen e mi dispiace che la vita duri così poco e non se ne abbia un’altra per fare l’esploratore, una per fare l’attore di teatro e una per non fare nulla dalla sera alla mattina in un logo bianco pieno di gente che si comporta uguale. Quattro anni fa, scrivendo “La memoria al di là del mare” – ero nel pieno del parto – avevo immaginato una trilogia. L’hanno fatta tutti una trilogia, chi sono io, il diverso? Facciamola, mi sono detto. E ho pensato tre argomenti correlati. Il primo era la memoria, il romanzo è finito, c’è, ci sono voluti sei anni e il capitolo si è chiuso. Gli altri due argomenti non ve li dico, ma all’inizio del 2006 ho cominciato a scrivere il secondo. Volevo anche i tre lavori fossero stilisticamente differenti e intimamente simili, e segnassero in tre tappe un passaggio dall’immaginario, ossia dal realismo magico, al reale, passando per la via di mezzo. Carina come idea, ci sarebbero voluti quasi dieci anni in tutto, ma carina. Lo presi come un augurio. A Roma, in gennaio di quest’anno, ho terminato il secondo romanzo che vedremo fuori l’anno prossimo, spero. Di solito mentre finisco una cosa ne comincio un’altra e mi sfogo con una terza. La migliore forse resta quella che penso e basta, e non realizzo mai. L’altra sera, a casa mia, ho letto ad un’amica l’ultimo dei tre lavori, quello che ha la speranza di chiudere il ciclo e farmi dire “non ho altro da aggiungere su questa faccenda”. L’ultimo capitolo è quello del “reale”, perché desideravo una trilogia che per stile e temi trattati andasse dall'immaginario – primo lavoro – al reale, l'ultimo. Si capisce davvero che è finito, nulla da precisare. In realtà la prima stesura è diversa da quella definitiva. Mi manca d’immergerlo nel deserto. Certe volte la fantasia può sopperire alla realtà, ma non è questo il caso. Ci vuole un po’ di sabbia tra quelle pagine, bisogna che a scuoterlo venga fuori, sabbia rossa color biscotto, sabbia e asfalto, anche quello, asfalto. Insomma, il deserto. Deserto fuori e deserto dentro come i capitoli che chiudono le vicende e ne preparano altre. Come i capitoli silenziosi che aspettano la pioggia. Sono in procinto di partire per attraversare alcuni deserti epici, una volta tanto si va via da soli. Mi hanno detto che andando in quei posti non si trova che roccia e sabbia e cactus e sale e montagne per duemila km. Bene, ho proprio tempo di fare duemila km. Ci vivono i nativi americani, quelli che portano nel cuore la tradizione e la filosofia. Hanno detto che mi ospitano. Io, che mi fido poco, ho preparato da dormire senza che mi ospiti nessuno. Loro hanno insistito, ok, vengo. Poi vi racconto. Come ci arrivo? Questo era una problema, ma ultimamente mi sono buttato sulla letteratura americana, Ginsberg, Ferlinghetti, Fante… Mi hanno spiegato che per andare a Nord basta mettersi al collo un cartello con scritto “Los Angeles” e aspettare sulla strada spellata e fiancheggiata dai sassi. Ci sono le tombe molto suggestive di chi cercava l’oro, le ferrovie insabbiate, le stazioni senz’acqua, in realtà tutto s’è insabbiato. Così prendo quel volo per Città del Messico e mi metto al collo il cartello diretto al Muro della Tortilla, in autostop, da solo. Dirò molte cose: sarò un giornalista, un medico, un esule, un prete… in modo che la mia compagnia sia il più piacevole possibile. In fondo, senza la grazia d’essere uno straniero e l’accoglienza di chi mi apre il camion non ce la farei mai. Prometto che vi racconto. Prometto che non perdo un chicco di quella sabbia che s’infila nelle pagine. Ah… grazie a tutti! Questa settimana “La memoria al di là del mare” ha esaurito la prima edizione ed è uscita la seconda, riveduta e corretta dopo un faticoso lavoro di ristrutturazione del testo. Un abbraccio Devis June 13 Grazie Vie! Che carina, Vie (http://sefossesolounsogno.spaces.live.com/) mi ha dato il premio Brillante Webblog Grazie! June 11 Riporto un articolo appena uscito: Spargendo Musica e Parole sui TreniSpargendo Parole e Musica sui Treni
Com'è nato un viaggio musical-letterario
di Devis Bellucci (lo scrittore) e Christian Carlino (il musicista)
È nato tutto perché sono cresciuto a scatolette e interRail. Mi dispiace che l'interRail stia morendo, visto che oggi costa molto meno attaccare sei o sette voli low-cost e andare con dieci Euro e due ore da Lisbona a Londra, mentre io ci impiegavo quattro giorni. Il fatto è che nel treno i messaggi restano. Mi diceva un amico writer: scrivi sui fianchi dei treni. Le tue parole e le tue immagini arrivano ovunque. Quell’amico mi aveva dato un buono spunto. Ho ripensato a come è nato il mio romanzo, “La memoria al di là del mare” (Giraldi Editore). È nato in viaggio, andando in giro senza fretta. Mi sono rivisto a San Paolo, in Brasile, in quella notte che pioveva e i cani erano fuori di testa. Mi sono rivisto sui treni della Spagna, del Portogallo, della Francia, attraversando l'Europa a scrivere in posizioni scomode col sole che batte o alla luce sporca del neon. Lì ho buttato giù tutta la storia e immaginato le nebbie di Label, la terra fantastica in cui sono ambientate le vicende. Poi il libro è uscito e, pensando che l’aria dei convogli potesse fargli bene, ho deciso di riportare a casa la storia. Un'idea un po' bookcrossing, un po' artista di strada, un po' accattone. Ho scelto alcuni frammenti del mio romanzo, i più poetici, li ho stampati su carta oppure li ho riscritti a mano e via, sui treni per lasciarli alla gente. Mi dico: quando il libro sarà uscito comincerò a regalarne alcune copie alle ragazze più belle. Ci metterò anche una rosa in mezzo, sempre per le ragazze più belle. In realtà questo è accaduto solo due o tre volte, perché tra il dire e il fare… In ogni modo, per alcuni mesi il sabato e la domenica li ho trascorsi sul treno. Avanti e indietro. Su e giù verso la riviera, verso Milano, verso Firenze: un bel modo di passare l’autunno. Per fortuna Bologna è un buon nodo, tutte le rotaie s'inceppano lì. Mille bigliettini, tremila, diecimila ad ottobre quando il libro era ancora un file sul pc. Dopo la pubblicazione (inizio 2008), ho cominciato ad allegare una piccola riproduzione in bianco e nero della copertina, per i più simpatici a colori, ma dovevano essere veramente loquaci e raccontarmi la storia del loro viaggio. Le cose più importanti, infatti, sono le storie che la gente ti racconta. Sempre e comunque. Ci mescoli le tue e alla fine non si riconosce più questo e quello e resta un bel miscuglio d’incontri e suoni, come un tramonto. Quali storie cerco, mentre regalo i pezzetti del mio libro e le mie poesie? Quelle del treno, ovviamente. Così negli ultimi mesi mi viene l'idea: Dai pane all'autore. Dove stavi andando?. Allego la frase alle parole del mio libro, metto indirizzo mail e sito. Le storie più belle saranno semi letterari. Proviamo, l’importante è far girare le parole, e grazie ai treni le parole del mio romanzo hanno girato l'Italia. Mi sono arrivate in cambio storie incredibili: per dire che non sai mai che cosa uno stia andando a fare in treno. La migliore è la storia di un ragazzo di Rimini che veniva a Bologna a costituirsi. Un giorno le scrivo tutte, promesso. Tra un treno e l'altro, quando ancora il mio libro non era stato pubblicato, conosco Christian Carlino “DeLord”, che allora era “DeLord” da poco. Musicista eccentrico, mi fece sentire i suoi pezzi al piano, stava preparando il suo primo CD. “Cazzo, molto bravo”, dico fra me e me, e tra un mojito e l'altro cominciamo a pensare a come fare incontrare, e soprattutto dialogare fra loro, artisti che operino su sponde diverse. Ci piaceva l'idea di un progetto che raggruppasse scrittori, musicisti, grafici... un crogiolo di idee ed una finestra aperta per farsi conoscere. È nato così lo spazio AKKULTURATI, sulle cui pagine on_line viaggiano le immagini, i suoni e le parole di artisti di tutt'Italia. È stata una bella scommessa, anche se non molto originale, visto le migliaia di siti internet simili che si possono trovare sul web. Nel nostro caso, tuttavia, penso che sia stato anche il treno a fare la differenza. Dall'inizio dell'anno, insieme ai frammenti del mio romanzo ho cominciato a lasciare sui treni le info del progetto AKKULTURATI. “Scrivi? Suoni? Fai fotografie? Vuoi uno spazio per parlare del tuo mondo e ascoltare gli altri? Entra nel gruppo, ecco il sito, ecco i contatti”. Attualmente il nostro sito riceve una media di mille contatti al giorno. Successone. Non solo. Per aiutare e soprattutto evitare cantonate ai giovani autori esordienti, ho aperto su Akkulturati lo sportello “Help Esordienti”, con tanti consigli per pubblicare un libro senza farsi fregare, insieme ad un elenco di case editrici testate e garantite. Ricevo diverse mail ogni giorno di tante persone col manoscritto nel cassetto. Mi raccontano storie bizzarre, mi mandano copie dei contratti proposti dagli editori, mi chiedono pareri sui loro testi. Insomma, quello che era uno sportello è diventato in fretta una bella attività di consulenza, ovviamente gratuita. Ancora più bello è leggere, nelle mail, “Ciao, ho trovato il volantino con gli estratti del tuo libro sul treno per Venezia”, “per Bolzano”, “per Roma”... Da un po' anche Christian “DeLord”, attualmente tastierista dei DNR, sale sul treno con me. Ha terminato il primo CD da solista, “Infiniti pensieri prima di...”, ne ha fatte diverse copie che lasciamo sempre ai più simpatici o alle più carine, insieme ai miei testi. E il treno sta portando bene ad entrambi, guardando tutte le date che Christian ha messo insieme per andare a suonare o i contatti raccolti da AKKULTURATI. Tra l'altro, tanto per tornare alle rose in mezzo al libro, lui dopo ogni concerto regala una rosa ad ogni ragazza. Per quanto mi riguarda, in quattro mesi la prima edizione del mio libro è andata esaurita e siamo alla seconda. Così, quasi per scaramanzia, ho deciso di non lasciare cuccetta e convoglio, e il mio secondo romanzo sarà in parte ambientato proprio sui treni. Per pensarlo mi sono regalato alcuni fine settimana di solo treno, dove non si scende mai, a rivedere le stazioni in cui si muovono i personaggi: Parigi, Barcellona, Amsterdam... Tanto per raccontarvi un amore fatto di gente che dorme e legge, di luci sul mare nella notte, di zaino e corse al volo per non perdere la coincidenza. Un viaggiare “slow” per raccogliere storie, dove la meta fa scappare da ridere e l'importante è il viaggio.
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